Novembre 2025: Qualcuno (…)
Luca Iaccarino ci regala un romanzo che è giallo, ricettario emotivo e dichiarazione d’amore per Torino. Noi ci siamo lasciate trascinare e abbiamo scoperto che leggere è un po’ come cucinare: serve tempo, serve voglia, e il gusto migliore è quello che si condivide.
Noi l’abbiamo fatto così: con un libro sul tavolo, un tomino nel piatto e la città tutt’intorno.
Torino, quando la guardi con l’occhio giusto, sa parlare attraverso il profumo di un sugo, la voce ruvida di un mercato, la luce che fa brillare i portici al tramonto.
Luca Iaccarino in Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi di Torino ci accompagna proprio lì: in una città che non si racconta solo con le parole, ma con il gusto. Con l’ironia. Con un morso.
Nel romanzo, una sequenza di omicidi scuote il mondo gastronomico torinese: chef illustri vengono trovati morti, uno dopo l’altro, sempre con un retrogusto culinario difficile da ignorare.
Chi li uccide? E perché?
A indagare (suo malgrado) c’è lo stesso Iaccarino, critico gastronomico prestato al ruolo di detective, affiancato da un commissario disincantato e affamato quanto basta. Intorno, una Torino viva, elegante e popolare, fatta di piole, mercati, ristoranti stellati e vicoli che sanno di storia e di pepe nero.
È un giallo, sì. Ma è anche un viaggio nel dietro le quinte della cucina, tra creatività e rivalità, ambizione e fragilità. Ogni piatto diventa un indizio, ogni ricetta un pezzo di identità.
Dopo aver letto il libro, ci siamo incontrate (questa volta, tutte donne) proprio dove tutto inizia: da Caffè Vini Emilio Ranzini, nel cuore di Torino.
Intorno a un bicchiere di vino, un friciulin di patate caldo e croccante e un tomino al verde che profumava di casa, abbiamo parlato di pagine e di piatti, di omicidi e di osterie.
Abbiamo riconosciuto strade e insegne, ricordato tavoli già provati e segnato mentalmente quelli ancora da scoprire. Il romanzo ci ha fatto venire l’acquolina in bocca, ma anche voglia di camminare dentro la città come si sfoglia una ricetta: lentamente, con curiosità.
A serata finita, pancia e cuore pieni, abbiamo camminato fino a Porta Palazzo.
I banchi del mercato ormai vuoti, l’installazione luminosa che accendeva la piazza, i passanti in bicicletta che scivolavano come parentesi silenziose: sembrava un capitolo extra del romanzo, uno di quelli dove non succede nulla ma si sente tutto.
Abbiamo ascoltato Torino respirare, come fa Iaccarino nelle sue pagine: con la stessa attenzione ai dettagli, alla vita quotidiana, ai rumori piccoli che fanno storia.
È così che abbiamo chiuso la serata: con la città addosso, con la lettura che continua oltre il libro, con la promessa di tornare tra quei luoghi, magari inseguendo un altro piatto, un altro indizio, un’altra storia.
Se anche tu vuoi prendere parte a questo viaggio letterario, scrivi a tomo@bibliotecavenariareale.it
Ti aspettiamo al prossimo incontro!






