Maggio 2025: Orbital
A maggio, il gruppo di lettura ha alzato lo sguardo: Orbital ci ha portatə nello spazio. Un romanzo corale e contemplativo, accompagnato da una visita al planetario Infini.TO, per osservare la Terra da fuori e tornare con lo sguardo trasformato.
Cosa succede se ci si allontana dalla Terra abbastanza da non vederne più i confini?
A maggio, il gruppo di lettura ha alzato gli occhi – e i pensieri – al cielo. Abbiamo letto Orbital di Samantha Harvey, un romanzo che non racconta una storia ma ci mette in orbita, letteralmente. Nessuna trama da seguire, nessun protagonista da amare o odiare. Solo sei astronautə, sei voci diverse, sei vite in sospensione. In una giornata di ventiquattro ore che è anche sedici giri intorno al nostro pianeta.
Sospesə tra la Terra e l’universo, in una stazione spaziale che scricchiola, pulsa, respira, ci siamo ritrovatə a riflettere sul tempo, sulla bellezza e sulla fine delle cose. Abbiamo osservato, insieme a loro, la fragilità della Terra da un oblò. E ci siamo sentitə piccolə, smarritə, meravigliatə.
Per accompagnare questa lettura così diversa da tutte le altre, siamo andatə a Infini.TO, il planetario di Torino. Lì, sedutə sotto un cielo ricreato, abbiamo imparato a orientarci tra costellazioni e pianeti, a distinguere Marte da Venere, a riconoscere la Via Lattea e la sua luce rarefatta. Quanti oggetti celesti possiamo davvero vedere a occhio nudo? Più di quanti immaginiamo. Ma è la meraviglia che li rende visibili, è la lentezza dello sguardo che li rende memorabili. Nel museo abbiamo toccato, interagito, scoperto. E poi, in cerchio, ci siamo fermatə a parlare del libro. Di quanto sia potente vedere la Terra “tutta insieme”, senza confini né frontiere, solo come una sfera luminosa che danza nello spazio. Di quanto sia fragile, e viva, e irripetibile.
Harvey non scrive un romanzo nel senso classico del termine. La sua è una meditazione, una scrittura intensa, frammentata, fatta di pensieri che si accendono e si dissolvono come stelle cadenti. La vita nello spazio, con i suoi protocolli e le sue stranezze, diventa lo sfondo per domande antiche: cosa ci tiene legatə? Cosa ci manca, quando siamo lontanə? Cosa significa essere umanə, se si è a 400 chilometri di altitudine? I personaggi sono voci. Un coro di coscienze che si rifrange nel silenzio dello spazio. C’è chi sogna la moglie malata, chi si interroga su Dio, chi osserva i tifoni che crescono come fiori malati. C’è chi manda foto della Terra a un pescatore delle Filippine, chi ricorda il Challenger esplodere nel cielo, chi porta con sé una luna di feltro. Ognunə ha un proprio centro di gravità, ma tuttə orbitano attorno a una consapevolezza comune: senza la Terra, siamo finitə.
La ISS, in Orbital, è più di un’ambientazione. È una lente d’ingrandimento. È il palcoscenico perfetto per parlare di solitudine, di convivenza forzata, di tempo che non scorre più come prima. È un non-luogo che costringe a guardarsi dentro, mentre si guarda fuori.
Durante la visita al planetario, ci è tornato in mente un passaggio del libro: “Vedrete la sua pienezza, l’assenza di confini se non la linea tra mare e terraferma… non ci sono muri o barriere – e nemmeno tribù, guerre o corruzione”. E ci siamo chiestə, insieme, cosa vedremmo se potessimo davvero guardare la Terra da lì. Quali sarebbero i nostri pensieri, i nostri rimpianti, i nostri desideri? Forse, alla fine, Orbital ci ha insegnato una cosa semplice: che per capire davvero qualcosa bisogna prenderne le distanze. Che il nostro pianeta è una nave in un mare scuro, come scrive Harvey. E noi siamo marinaə, passeggerə, spettatorə. Che le cose importanti – la pace, la dignità, la vita – vanno contemplate con lo stesso stupore con cui si guarda un cielo stellato.
Siamo tornatə sulla Terra con il cuore un po’ più leggero, gli occhi pieni di cielo e la testa colma di domande. E il desiderio, forse condiviso, di non andarcene mai davvero da lì.
Se anche tu vuoi prendere parte a questo viaggio letterario, scrivi a tomo@bibliotecavenariareale.it
Ti aspettiamo al prossimo incontro!







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