Febbraio 2026: Kawamura Genki
Una domanda semplice, quasi impossibile: cosa saresti disposto a far sparire per avere un giorno in più di vita?
Ci sono libri che sembrano piccoli esperimenti mentali. Partono da una domanda semplice e la fanno risuonare dentro chi legge, finché non diventa personale. Se i gatti scomparissero dal mondo di Kawamura Genki è uno di questi libri. Una storia breve, quasi una favola contemporanea, che mette in scena un patto impossibile: un giorno di vita in più in cambio della scomparsa di qualcosa dal mondo.
Telefoni. Film. Orologi.
Oggetti che sembrano quotidiani, quasi banali, ma che nel romanzo si rivelano custodi di relazioni, ricordi, identità.
È da questa domanda che è iniziato il nostro incontro di febbraio con il gruppo di lettura Tomo.
Questa volta ci siamo dati appuntamento da Yoshin Ryu, centro di cultura giapponese a Torino. Uno spazio raccolto, silenzioso, dove l’atmosfera invita naturalmente alla calma. I tavolini erano già pronti per accoglierci, in un ambiente essenziale che sembrava perfetto per entrare nello spirito del romanzo: una storia fatta di piccole cose, di gesti quotidiani, di domande che non cercano risposte facili.
Prima di iniziare la discussione ci siamo divisi in piccoli gruppi, lasciandoci guidare da tre domande ispirate direttamente dal libro.
La prima: se dovessi scegliere un solo libro da tenere per sempre, facendo scomparire tutti gli altri, quale sceglieresti?
La seconda: per avere un giorno in più di vita, a quale cosa non rinunceresti mai?
E la terza, forse la più difficile: per avere un giorno in più, qual è la prima cosa a cui rinunceresti?
Domande capaci di aprire riflessioni inattese.
C’è chi ha parlato di libri che accompagnano da sempre, di storie che diventano una casa a cui tornare. C’è chi ha ragionato sugli oggetti che riempiono le nostre giornate, chiedendosi quanto siano davvero necessari e quanto invece siano diventati solo rumore di fondo. E poi, inevitabilmente, la conversazione si è allargata: al tempo che scorre, alle priorità che spesso scopriamo troppo tardi, alla difficoltà di distinguere ciò che conta davvero da ciò che semplicemente riempie lo spazio.
Nel romanzo, ogni oggetto che scompare porta via con sé una parte di mondo: relazioni, ricordi, possibilità di comunicare. Ed è proprio questo che abbiamo scoperto discutendo insieme: che spesso non sono le cose in sé ad avere valore, ma il modo in cui tengono insieme le nostre vite.
In mezzo a queste riflessioni, la lettura ha preso anche una forma più concreta, più sensoriale. Lo chef Carlo “Ojisan” Mele ha preparato per noi due piccole degustazioni ispirate alla cucina giapponese: prima un riso con verdure fermentate e tamagoyaki, l’omelette dolce tipica della tradizione nipponica, e poi un dorayaki accompagnato da tè verde. Un gesto semplice, ma perfettamente in sintonia con il libro.
Perché Se i gatti scomparissero dal mondo parla proprio di questo: della capacità di riconoscere il valore delle cose quotidiane prima che scompaiano. Il cibo, il tempo condiviso, una conversazione che si allunga senza fretta: tutto diventa parte dell’esperienza.
Nel romanzo, il giovane postino solitario che vive con il suo gatto Cavolo accetta il patto con il Diavolo nel tentativo di guadagnare qualche giorno di vita in più. Ma ogni rinuncia gli rivela qualcosa di inatteso: che gli oggetti non sono mai solo oggetti, sono ponti tra le persone.
Quando il Diavolo propone di far scomparire i gatti, la domanda diventa finalmente inevitabile: che senso ha continuare a vivere se il mondo perde proprio ciò che lo rende degno di essere vissuto? Anche per noi, durante l’incontro, questa domanda è rimasta sospesa tra i tavoli.
Forse non abbiamo trovato una risposta definitiva. Ma abbiamo condiviso un piccolo esercizio di consapevolezza: fermarci per un momento e chiederci cosa rende davvero piena una giornata.
Alla fine dell’incontro, tra tazze di tè ormai vuote e piatti appena assaggiati, le sensazioni erano contrastanti. Una leggerezza malinconica, certo, ma anche un po’ di rabbia, di incomprensione. Come se il libro avesse aperto una porta e poi si fosse fermato proprio sulla soglia.
Perché Se i gatti scomparissero dal mondo lancia domande grandi: sul tempo, sulle rinunce, su ciò che rende davvero significativa una vita.
E forse proprio per questo, a qualcuno è sembrato troppo breve. Come se quelle domande meritassero ancora spazio, ancora pagine, ancora tempo per essere esplorate.
Ma forse è anche qui la forza del libro di Kawamura Genki: non chiudere il discorso, ma lasciarlo aperto. Lasciarci con qualcosa che resta addosso. Una domanda sospesa. Una piccola inquietudine. La sensazione che il confronto, più che la storia, sia il vero luogo in cui quelle riflessioni continuano a vivere.
Qui puoi scaricare la scheda libro
Se anche tu vuoi prendere parte a questo viaggio letterario, scrivi a tomo@bibliotecavenariareale.it
Ti aspettiamo al prossimo incontro!






