Marzo 2026: Laura Imai Messina
C’è un modo diverso di vivere una biblioteca: lontano dal silenzio rigoroso, più vicino a quello della condivisione.
Venerdì 20 marzo, per l’appuntamento con Tutti gli indirizzi perduti di Laura Imai Messina, abbiamo rinunciato al nostro solito girovagare per la città e ci siamo fermatə. Tra un inverno che finiva e una primavera che bussava, abbiamo trasformato gli scaffali nel nostro ufficio postale personale: un piccolo rifugio fatto di tisane calde, musica soffusa e il profumo rassicurante della carta.
Il romanzo ci ha portato ad Awashima, su un’isola del Giappone dove esiste un luogo reale e incredibile: l’Ufficio Postale alla Deriva. Qui la protagonista, Risa, riordina una marea di lettere accumulate negli anni – messaggi senza un indirizzo certo, destinati a persone scomparse, amori perduti, oggetti d’infanzia.
L’intenzione iniziale era quella di seguire le tracce di Risa: provare a dare un ordine alle nostre riflessioni, sezionare i temi del libro e costruire un confronto che mettesse in fila ogni capitolo.
Ma, a un certo punto, ci siamo persə.
Il laboratorio La poetica del frammento, curato da Claudia Bellin, ha spostato completamente il baricentro della serata. Più che discutere la storia di Risa, siamo diventatə parte di quel processo di recupero e creazione. Sommersə da materiali d’archivio, carte vintage e riviste degli anni Sessanta, abbiamo lasciato il filo della discussione per seguire quello della manualità.
Il dibattito si è fatto più sfumato, ma al suo posto è emerso un silenzio diverso: creativo, pieno, fatto di ritagli, colla e intuizioni improvvise. Abbiamo smesso di chiederci cosa volesse dire l’autrice e abbiamo iniziato a sentire cosa quei frammenti dicessero a noi.
La serata si è conclusa con il recupero di un gesto antico, quasi dimenticato nella sua fisicità: scrivere e imbucare.
Ognunə ha trasformato i propri pensieri in una cartolina reale, l’ha affrancata e l’ha affidata alla buca delle lettere. C’è qualcosa di profondamente poetico e insieme molto concreto nel vedere partire un pezzo di carta che porta con sé un messaggio, un ricordo, una suggestione nata tra gli scaffali di una biblioteca, in una notte di marzo.
Forse non abbiamo analizzato ogni riga del romanzo nel modo tradizionale. Ma abbiamo onorato lo spirito di Awashima nel modo più autentico possibile.
Perché, a volte, dare un indirizzo alle proprie storie non significa spiegarle fino in fondo, ma avere il coraggio di lasciarle andare, affidandole alla deriva e al viaggio.
Qui puoi scaricare la scheda libro
Se anche tu vuoi prendere parte a questo viaggio letterario, scrivi a tomo@bibliotecavenariareale.it
Ti aspettiamo al prossimo incontro!






