Aprile 2026: Jordi Lafebre
Immaginate una storia d’amore che inizia quando tutto sembra ormai compiuto, nel momento esatto in cui i protagonisti sono diventati chi dovevano essere. È questa la magia che abbiamo vissuto ad aprile con Nonostante tutto, il primo graphic novel proposto da TOMO. Jordi Lafebre ci ha trascinatə in una narrazione a ritroso, dove ogni capitolo è un passo indietro nel tempo: un viaggio cronologico inverso che non ti spinge a chiederti come andrà a finire, ma ti incolla alle pagine per capire come si sia arrivatə a quel punto, a quella complicità così assoluta.
Già dai nomi dei protagonisti, Ana e Zeno, l’autore ci lancia un indizio prezioso: sono l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine di un alfabeto sentimentale che contiene tutto ciò che sta nel mezzo. Questa polarità riflette perfettamente la struttura del libro: un percorso che unisce i due estremi di una vita attraverso un nastro che noi lettorə riavvolgiamo insieme a loro.
Per parlarne non potevamo che scegliere il calore del ristorante Serranos. Tra il profumo della paella, i calici di sangria e i sapori tipici delle tapas e delle patatas bravas, abbiamo voluto omaggiare l’autore spagnolo creando un ponte tra la Torino che ci ospitava e le atmosfere mediterranee del libro. Un ponte che, nel racconto, non è solo una suggestione: il lavoro di Ana come sindaca è infatti ossessivamente focalizzato sulla costruzione di un vero ponte cittadino. Ci siamo chiestə perché quest’opera fosse così cruciale per lei. Forse perché un ponte è l’emblema del superamento di una distanza, la volontà concreta di unire due sponde che il destino ha voluto separate. Non è un caso che i due protagonisti si ritrovino proprio lì, su quel nastro di cemento finalmente compiuto, all’inizio del libro (che però rappresenta la fine del loro lungo percorso): quel ponte è il traguardo di una vita passata a cercarsi.
Lafebre ci ha incantatə con un uso sapiente della luce e del colore per raccontare questa attesa: tavole che passano da tonalità calde e avvolgenti a freddi malinconici, capaci di rendere palpabile l’emozione di ogni singolo episodio. Per guidare il nostro confronto abbiamo deciso di giocare con la struttura stessa dell’opera. Dato che ogni capitolo si apre con un oggetto che diventa poi la chiave di volta dell’episodio, abbiamo preparato una borsa piena di “pezzi di storia” reali. Estrarre a caso una cornetta del telefono, un pacco di caffè, un ombrello o una farfalla ha dato il via a un confronto serrato e appassionato.
Il tema centrale è emerso quasi subito, accendendo la discussione tra un piatto e l’altro: il conflitto tra il cuore e la realtà. Ci siamo chiestə se scegliere un amore “ideale”, nutrito per decenni di lettere, telefonate e attese, sia un atto di estremo coraggio o, al contrario, un gesto egoistico verso le vite che Ana e Zeno si sono costruitə nel frattempo. La figura di Zeno, in particolare, ha diviso il gruppo: da un lato criticato come l’eterno irrequieto, un “malessere” che non offre garanzie, mettendo in discussione anche la scelta di Ana di sacrificare un marito amorevole per un ideale romantico; dall’altro chi ha difeso quella stessa irrequietezza come segno di una coerenza rara, quella di chi sceglie di non accontentarsi per restare fedele, nonostante tutto, al proprio cuore.
È giusto abbandonare tutto in virtù di un sentimento che non è mai stato messo alla prova dalla noia e dalla fatica del quotidiano? Oppure è proprio quell’idealismo a mantenere viva la scintilla della felicità?
Tra una crema catalana e l’ultima riflessione sulle illustrazioni così poetiche di Lafebre, non abbiamo trovato un’unica risposta, ed è stato questo il bello della serata. Abbiamo scoperto che il fumetto può essere uno strumento potentissimo per esplorare le fragilità umane e che, proprio come Ana e Zeno, a volte abbiamo bisogno di riavvolgere il nastro per ritrovare il senso profondo di ciò che siamo diventatə.
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