Bella Ciao
Una mattina mi son svegliato
Così inizia uno dei brani politici più celebri della storia, divenuto colonna sonora della Liberazione italiana dall’occupazione nazifascista. Ma da dove nasce questo canto popolare che, superando i confini nazionali, si è trasformato in un inno universale contro ogni forma di oppressione?
Le origini di Bella Ciao sono avvolte da miti e leggende, e la sua storia è stata spesso oggetto di dibattito. Per quanto riguarda il testo, la struttura sembra derivare da Fior di tomba, un canto ottocentesco di argomento sentimentale che ha subito diverse evoluzioni regionali, con radici che parrebbero risalire alla Francia del Cinquecento. Più complesso è tracciare l’origine della melodia. Sono state riscontrate somiglianze, specialmente nell’incipit, con la canzone Koilen, incisa nel 1919 dal fisarmonicista Mishka Ziganoff. Una delle narrazioni più diffuse riguarda una presunta origine mondina, ma sebbene esista una versione di Bella Ciao legata al mondo delle lavoratrici del riso, questa è successiva a quella partigiana e in essa il titolo si riferisce alla perdita della giovinezza nel duro lavoro.
Un aspetto interessante è che questo brano è diventato l’inno della Resistenza molti anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Durante gli anni Quaranta, la sua diffusione era limitata ad alcune zone del Nord Italia. La canzone ottenne vera notorietà e riconoscimento grazie all’omonimo spettacolo de Il Nuovo Canzoniere Italiano al Festival dei Due Mondi di Spoleto, dove fu presentata sia nella versione partigiana che in quella delle mondine.
Le prime incisioni ufficiali risalgono agli inizi degli anni Sessanta. Oltre alle registrazioni dei membri del Nuovo Canzoniere Italiano, una versione che contribuì significativamente alla sua diffusione tra il grande pubblico fu quella del cantante Yves Montand. Nei decenni successivi, Bella Ciao è spesso tornata alla ribalta nella cultura pop grazie alle interpretazioni dei Modena City Ramblers e alla sua inclusione nella serie televisiva Netflix La casa di carta.
I valori universali di cui Bella Ciao si fa portatrice l’hanno portata oltre i confini italiani, venendo cantata in numerose proteste e mobilitazioni come inno di solidarietà e di ribellione contro l’oppressore. Negli ultimi anni, il brano è stato utilizzato in seguito all’attentato terroristico contro la sede del giornale Charlie Hebdo e dagli indipendentisti curdi durante la guerra civile siriana. Nel 2022, soldati ucraini ne hanno cantato una versione nella loro lingua per protestare contro l’invasione russa, e nello stesso anno una versione in persiano è risuonata durante le proteste in Iran scatenate dalla morte di Mahsa Amini. Bella Ciao è diventata anche un simbolo per l’ambiente, essendo stata suonata più volte durante le manifestazioni dei Fridays for Future.
Ottant’anni dopo la Liberazione, Bella Ciao continua a infondere speranza e coraggio nelle popolazioni oppresse, dando loro voce. Solo pochi giorni fa è circolato un video di due adolescenti palestinesi che suonano e cantano il brano dopo una notte di bombardamenti israeliani.
Frutto di una lunga storia di evoluzioni e riadattamenti, la canzone è rimasta sempre attuale non solo per il suo contenuto, ma anche per il significato che ha acquisito nel tempo, consolidando la sua eredità come principale canto di protesta, risuonando in alcuni dei momenti più drammatici della nostra storia e incarnando quel bel fior che viene ripetutamente citato nel testo.
Di seguito, alcuni titoli disponibili nella nostra biblioteca che approfondiscono la storia di questa canzone, il legame tra musica e politica e la Resistenza:
- Bella ciao: la canzone della libertà di Carlo Pestelli
- Bella ciao: il canto della Resistenza con illustrazioni di Lorena Canottiere
- O bella ciao: racconti di ragazzi e ragazze nella Resistenza di Lucia Vaccarino e Stefano Garzaro
- Bella ciao: storia e fortuna di una canzone: dalla Resistenza all’universalità delle resistenze di Cesare Bermani
- Bella ciao di Stefano Pivato






